Tutti sappiamo che in tutte le società conosciute, nei momenti di crisi si eliminano o si tagliano le spese per l'istruzione o la sanità.
In tutte le società, esclusa in quella cubana (dal quotidiano nazionale dell'Uruguay "Brecha").
E veramente la realtà educativa della piccola isola sembra incredibile.
In mezzo alla precaria situazione economica che vive il paese, oppresso da un blocco nordamericano che dura da oltre 40 anni, e con la perdita dell'80% dei suoi mercati in conseguenza della caduta dell'Unione Sovietica, Cuba non ha chiuso una sola scuola.
Non sono stati lasciati i bambini senza insegnanti né insegnanti senza lavoro, come spesso accade in nazioni a sviluppo economico maggiore.
Lo sforzo per mantenere aperte tutte le scuole è enorme.
Oltre all'impegno del Governo e della stessa popolazione, c'è da aggiungere anche l'aiuto che si manifesta con donazioni di materiale didattico da parte dei paesi solidali con l'isola caraibica.
Nonostante le difficoltà economiche, il paese per l'anno scolastico 1994-1995 ha aperto 300 nuove aule, ha riparato 2000 scuole e l'anno scorso ha terminato la costruzione di 7 nuovi centri, che ospitano ciascuno 400 studenti.